La felicità dipende davvero da ciò che possediamo? Più ricchezza significa davvero più serenità? È, invece, possibile trovare la felicità nelle cose semplici?
Già Epicuro, nell’antica Grecia, dedica gran parte della sua riflessione filosofica alla ricerca della felicità. Per lui, tutti gli uomini desiderano essere felici, ma spesso sbagliano strada perché cercano la felicità nelle ricchezze, nel potere o nei piaceri eccessivi. Il filosofo, invece, propone di perseguirla tramite la tranquillità dell’anima e l’assenza del dolore.
Ma oggi, in quanti fanno tesoro del suo insegnamento, quando a guidare e dominare il pensiero è la cultura del consumo?
Viviamo infatti in una società che spinge continuamente a bramare di più: fama, denaro e beni materiali. Tuttavia, questa ricerca raramente e temporaneamente porta a illusioni di felicità, anzi diventa ragione di stress e insoddisfazione. Spesse volte capita di desiderare qualcosa di fisico, materiale, ma altrettante volte finiamo per dimenticarcene una volta ottenuto quello che volevamo. Mentre Epicuro sostiene che la vera serenità si raggiunge attraverso la vita semplice e risiede nei piaceri naturali e necessari, come bere, mangiare, dormire e nel coltivare i valori dell’amicizia e della famiglia.
I “comportamenti” che abbiamo ai nostri giorni risiedono nella categoria dei piaceri non naturali e non necessari che non portano felicità ed equilibrio interiore. Spesso si pensa anche che la felicità dipenda dal successo o dall’approvazione degli altri, magari superficialmente ottenuti attraverso i social media.
Questa continua ricerca dell’approvazione da parte degli altri è arrivata a toccare anche le nostre esperienze quotidiane. Ma il prevalere del personaggio, magari diverso dalla persona nella vita privata, motivato a far parlare di sé, può bastare per l’ottenimento della felicità? I fatti dimostrano altro, a volte il contrario.
Basti pensare a come è stato stravolto il rapporto con il nostro corpo attraverso la moda del fitness su TikTok e Instagram. Muoversi e avere cura per la propria salute rappresentava, per Epicuro, un piacere naturale e necessario. Oggi, tuttavia, l’attività fisica viene distorta e trasformata in un fattore da esibire: ci si allena non per stare bene con se stessi, ma per mostrare un corpo definito “perfetto” dai canoni di bellezza della nostra società. Come per la sopracitata questione dell’influencer che fa di tutto pur di creare scalpore, anche in questo caso la salute viene superata dall’ossessione per l’immagine.
Allo stesso modo, anche il tempo libero e i viaggi vengono continuamente allontanati dal loro significato originario, diventando semplici trofei da ostentare, come accade con i cosiddetti “viaggi instagrammabili” (cioè viaggi finalizzati solo a pubblicare foto e video per mostrarli ai propri follower). Decine e decine di persone si mettono in fila per ore solo per scattare la foto dall’angolo di tendenza o nel locale del momento, senza nemmeno osservare il paesaggio con i propri occhi, ma filtrando tutto attraverso uno schermo. Non si viaggia più per il piacere di farlo, ma per dimostrare agli altri di esserci stati.
Nel prevalere di contesti attuali in cui il pensiero di Epicuro rappresenta una sorta di ossimoro con l’attualità, si fa strada tuttavia un pensiero molto affine a quello epicureo: il minimalismo moderno, per il quale “meno è di più”. La scelta di uno stile di vita che invita a vivere con meno e a dare più valore alle relazioni, al tempo libero e al benessere personale piuttosto che agli oggetti materiali. Analogamente al “filosofo del giardino”, questa neonata dimensione, infatti, spinge l’uomo alla rimozione del superfluo, per raggiungere una vita serena e libera dalle ansie. Una strada, al netto dei condizionamenti, percorribile e utile a percorrerla per il buon fine della ricerca.
Letizia Filippone
