Lorenzo Leporati, la sua eredità entra nella biblioteca Bonincontro

A Chieti uno spazio permanente dedicato al poeta, traduttore, pittore ed editore scomparso nel 2024. Venerdì 9 ottobre la presentazione dell’acquisizione di libri, documenti e opere

Lorenzo Leporati

La memoria di Lorenzo Leporati torna a vivere tra i libri. La biblioteca “Marilia Bonincontro” di Chieti acquisisce testi, documenti e opere del poeta, traduttore, pittore ed editore teatino, scomparso nel maggio del 2024, e gli dedica uno spazio permanente.

L’iniziativa sarà presentata venerdì 9 ottobre alle 18, nell’ambito del programma 2026-2027 della biblioteca, che durante l’anno propone incontri, rassegne e laboratori gratuiti dedicati al cinema, alla fotografia e al teatro.

A raccontare Leporati e il significato dell’acquisizione saranno la direttrice dell’Istituto Fabiola Nucci, Guglielmo Angelozzi, Rolando D’Alonzo, Luisa De Sena, Dina Di Matteo, Ugo Iezzi e Massimo Pamio.

La scelta della biblioteca non rappresenta soltanto un atto di conservazione. Portare il lavoro di Leporati all’interno di un luogo pubblico significa rendere accessibile una parte significativa della storia culturale teatina e offrire a lettori e studiosi la possibilità di tornare sulle tracce di un autore che ha fatto della ricerca sulla parola una ragione di vita.

Nato a Chieti nel 1966, Leporati cominciò a scrivere poesia da bambino. A vent’anni l’incontro con i Cantos Pisani di Ezra Pound segnò una svolta nel suo percorso. Da allora la sua ricerca si mosse tra poesia occidentale, tradizioni orientali, spiritualità e sperimentazione linguistica. Negli anni Novanta si dedicò in particolare alla poesia cinese e giapponese e alla forma dell’haiku, attratto dalla possibilità di concentrare in pochi versi immagini e significati.

Era un autore difficilmente riconducibile a una sola definizione. Alla poesia affiancò infatti la traduzione, la pittura, il teatro e l’attività editoriale. Nel 1994 fondò a Chieti La Casa dei Parti, una casa editrice specializzata in libri di poesia a tiratura limitata. Anni dopo, nel 2011, fondò insieme a Massimo Pamio le Edizioni Noubs, proseguendo un’attività editoriale rivolta soprattutto alla poesia e alla letteratura contemporanea.

Nel suo catalogo figurano numerose raccolte poetiche e opere sperimentali, oltre a traduzioni e testi teatrali. Tra i suoi lavori Into the carriage, Fracasso d’angeli, Nel tempio di Matsuo Basho, Breviario zen, L’utilità acheropita, Scali nell’anima-pesce, Mi uccida la Tua bellezza, Il corpo gentile, Il corpo dell’imbianchino e Il canto delle pescatrici.

Il suo percorso letterario fu riconosciuto da numerosi premi. Nel 1998 ottenne il secondo posto al Premio Lerici-Pea, mentre nel 2000 vinse il Premio Internazionale Eugenio Montale, nella sezione dedicata agli inediti italiani. La sua poesia entrò quindi nell’antologia 7 Poeti del Premio Montale, pubblicata nel 2001.

Ma oltre ai premi e alle pubblicazioni, Leporati lasciò una presenza particolare nella cultura italiana contemporanea. Il suo lavoro attirò l’attenzione, tra gli altri, di Mario Luzi, Maria Luisa Spaziani, Franco Loi, Roberto Pazzi, Andrea Zanzotto, Biancamaria Frabotta e Gabriele Mandel. Roberto Pazzi arrivò a ispirarsi alla sua figura per il personaggio del camerlengo Leporati nel romanzo Conclave.

Anche la sua esperienza editoriale racconta una personalità poco incline alle convenzioni. Il nome “Noubs”, scelto insieme a Pamio per la nuova casa editrice, nasce dalla lettura casuale di una pagina di Elémire Zolla. Leporati disegnò inoltre il logo delle Edizioni Noubs, contribuendo anche sul piano visivo alla costruzione del progetto editoriale.

La sua produzione comprende anche testi teatrali e lavori dedicati alla storia e al patrimonio della città. Con Camillo Gasbarri pubblicò Le chiese della città di Chieti e I palazzi della città di Chieti, affiancando così alla ricerca poetica l’interesse per la memoria dei luoghi.

È proprio questo intreccio di scrittura, arte, editoria e ricerca a rendere significativa l’acquisizione della biblioteca Bonincontro. I materiali di Leporati non saranno soltanto conservati, ma potranno diventare un punto di partenza per nuove letture e approfondimenti.

In una delle sue poesie, Una diceria, Leporati scrive della luce come di qualcosa che possiede persino un odore, mescolando percezione, memoria e attesa. È un’immagine che restituisce bene il carattere della sua ricerca: la realtà non viene semplicemente descritta, ma attraversata alla ricerca di ciò che si trova oltre la superficie delle cose.

A poco più di due anni dalla sua scomparsa, Chieti sceglie così di affidare alla propria biblioteca una parte della sua eredità. Uno spazio permanente permetterà di mantenere visibile il percorso di un autore che ha trascorso la vita tra libri, versi, immagini e sperimentazione, costruendo un dialogo continuo tra la cultura della sua città e una ricerca letteraria aperta al mondo.

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