In un episodio della terza stagione di Game of Thrones (Il Trono di Spade) Lord Varys racconta un indovinello a Tyrion, consigliere del re. L’indovinello cerca di spiegare le dinamiche del potere e recita: “Tre grandi uomini siedono in una stanza: un re, un prete e un uomo ricco. Al centro si trova un mercenario. Ciascuno dei tre grandi uomini ordina al mercenario di uccidere gli altri due. Chi vive? Chi muore?”. Un’ indovinello che fa riflettere, ma la cui risposta non è quella che si potrebbe immaginare. Tyrion nella scena risponde che ad avere il potere è il mercenario, in quanto è l’unico dotato di un’arma e quindi ha in mano il potere della vita e della morte. Se ci pensiamo bene il ragionamento non fa una piega, ma Lord Varys, successivamente smonta quella che sembrava l’unica risposta. Infatti, l’indovinello affonda il suo ingegno nel comprendere come il potere venga percepito da chi non ne coglie le sfumature, rimanendo così alle apparenze. Se si pensa che ad avere il potere sia il mercenario, perché allora nella società non sono le milizie ad avere l’autorità? Lord Varys, così, pronuncia una frase: “il potere risiede dove gli uomini credono risieda; un trucco, un’ombra su un muro, e un uomo piccolo può proiettare una grande ombra”.
Per comprendere meglio questa frase possiamo immergerla nella filosofia di Niccolò Machiavelli, che tra i suoi numerosi studi sulle dinamiche del potere, nel capitolo 18 del Principe tratta in modo perspicace il tema della simulazione e dell’apparenza.
Machiavelli a riguardo afferma che il principe non può impersonare tutto il buono, seppur ciò verrebbe ritenuto lodevole, ma deve essere capace anche di non esserlo, con l’astuzia, e andare contro ogni morale per garantire la preservazione del proprio Stato.
È importante, quindi, che il principe sappia dissimulare la malvagità, che lo comprometterebbe, e simulare la virtù, che gli farebbe guadagnare consenso.
Machiavelli sta così dicendo quanto sia fondamentale apparire e fingere di essere, in un mondo che, a dispetto della verità effettuale, tende a giudicare soffermandosi sulle apparenze, senza che ci si prenda la briga di «toccare con mano» la realtà e sentirla. Machiavelli, infatti, scrive: “E li uomini universali iudicano più alli occhi che alle mani; perché tocca a vedere a ognuno, a sentire a pochi. Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu sé”. Un attento studio della natura umana a cui Machiavelli dedica la sua intera esperienza. Egli, seppur in chiave pessimistica, dichiara un dato di fatto, descrivendo, in modo preciso, la società nella quale vive e dove il principe deve esercitare il proprio potere. Per farlo si serve di chiare parole, come l’espressione «sentire quello che tu se’», per cui “toccare” la realtà non significa solo assicurarsene in modo fisico ma anche andare oltre e percepire la vera natura delle cose in modo quasi spirituale, cosa che va ben oltre il semplice riconoscimento razionale.
Ritornando alla serie, il potere viene rappresentato come un’illusione (il trucco) a cui le persone credono; concetto che si ritrova nel Principe, quando Machiavelli attribuisce al signore l’abilità di dissimulare per mostrare l’immagine pubblica di cui in quel momento lo Stato ha bisogno.
Le due idee presentano analogie su altri aspetti come l’importanza dell’uso dell’astuzia “volpina”, a cui fa riferimento Machiavelli, che combinata alla forza del leone permette al principe di superare uomini più grandi di lui e quindi “proiettare una grande ombra”.
Dopotutto, lo stesso Lord Varys incarna questa medesima figura felina e astuta all’interno della serie. Egli, seppur privo di armi, corona e denaro, riesce a partecipare al gioco dei troni grazie alla sua intelligenza e alle informazioni di cui dispone. Segnando, anche, i destini dei potenti finiti accecati dal loro ego per dilettarsi in modo astuto nell’intricata rete di potere.
Insomma, un pensiero lontano, frutto di altra epoca, può avere la capacità di trascendere non solo il tempo ma anche i mezzi con cui viene espresso. L’innovazione di Machiavelli, infatti, sta proprio nella sua abilità di trarre dalle proprie osservazioni leggi universali applicabili ad ogni circostanza e tempo, perché gli effetti della natura umana sono di fatto la verità effettuale della realtà.
Chiara Bascelli
