La Caritas di Chieti-Vasto intitola a don Stefano Buccione il centro di ascolto e i servizi per i più fragili

A due anni dalla scomparsa del sacerdote teatino, una cerimonia presieduta da monsignor Bruno Forte ha ricordato il suo impegno al servizio delle persone in difficoltà.

Un segno concreto per custodire la memoria di don Stefano Buccione e dare continuità al suo impegno accanto alle persone più fragili. A due anni dalla scomparsa del sacerdote teatino, morto improvvisamente il 21 ottobre 2024, a soli 47 anni, la Caritas diocesana di Chieti-Vasto gli ha intitolato il centro di ascolto e i servizi di distribuzione di generi alimentari e vestiario, attività fondamentali per il sostegno alle persone e alle famiglie in difficoltà del territorio.

La cerimonia si è svolta ieri pomeriggio, mercoledì 21 ottobre, alle 16.30, con la benedizione e l’intitolazione presiedute dall’arcivescovo di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte. All’iniziativa, organizzata dagli operatori e dai collaboratori della Caritas diocesana, hanno partecipato i familiari di don Stefano, amici, fedeli e rappresentanti del Cammino Neocatecumenale. Presenti anche don Roberto Miccoli, promotore dell’iniziativa, accompagnato da Domenico Gentile, e don Emanuele Marconi, prorettore del Seminario Diocesano Redemptoris Mater di Macerata, che aveva condiviso con don Stefano gli anni della formazione seminaristica.

La scelta di dedicare al sacerdote questi spazi è strettamente legata al suo percorso personale e pastorale. Per cinque anni, fino all’ottobre 2022, don Stefano aveva prestato servizio nella Caritas diocesana, occupandosi in particolare della distribuzione degli aiuti. Un’esperienza che gli aveva consentito di conoscere da vicino le difficoltà di persone e famiglie in condizioni di povertà, attraverso un’attività quotidiana basata sull’ascolto, sull’assistenza e sull’attenzione ai bisogni concreti.

Il suo lavoro si inseriva in una concezione della missione sacerdotale nella quale la carità rappresentava una componente essenziale. Accanto al ministero pastorale, l’impegno nella Caritas gli aveva permesso di confrontarsi direttamente con le situazioni di fragilità presenti sul territorio, contribuendo a offrire sostegno a chi attraversava momenti di difficoltà. Un servizio che non si esauriva nella distribuzione di beni di prima necessità, ma richiedeva anche disponibilità, capacità di ascolto e rispetto per le persone incontrate.

L’intitolazione assume quindi un significato che va oltre il ricordo personale: il nome di don Stefano sarà associato a luoghi nei quali, ogni giorno, vengono accolte persone in cerca di aiuto. La scelta della Caritas consente così di collegare la memoria del sacerdote alla prosecuzione delle attività che costituiscono una parte importante della presenza della Chiesa sul territorio.

Nonostante le condizioni meteorologiche poco favorevoli, la partecipazione alla cerimonia ha testimoniato il legame ancora vivo tra don Stefano e quanti lo hanno conosciuto e affiancato nel suo percorso. Nel corso del suo ministero, il sacerdote aveva posto particolare attenzione anche ai giovani, invitandoli a vivere con responsabilità e a fondare le proprie scelte su valori solidi. Una visione nella quale la fede trovava espressione nelle relazioni quotidiane e nella disponibilità a mettersi al servizio degli altri.

La giornata si è conclusa con una Messa di suffragio celebrata da don Giovanni Di Felice nella chiesa Mater Populi Teatini, in contrada Dragonara, a Sambuceto, parrocchia nella quale è subentrato a don Stefano. Un ulteriore momento di preghiera che ha riunito la comunità nel ricordo del sacerdote, a due anni dalla sua scomparsa.

Con l’intitolazione del centro di ascolto e dei servizi di distribuzione, la Caritas diocesana di Chieti-Vasto ha scelto di legare la memoria di don Stefano Buccione a un’attività che continua a rispondere ai bisogni della popolazione. Il suo percorso nella Caritas resta così parte della storia dell’organizzazione e un riferimento per quanti proseguono quotidianamente il lavoro di assistenza e sostegno alle persone più vulnerabili. Un modo concreto per ricordare il sacerdote attraverso i servizi e le persone ai quali aveva dedicato una parte significativa della propria missione.

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