Prima la partenza a rilento della refezione scolastica, ora il caso delle rette degli asili nido. Serena Pompilio, ex consigliera comunale di Azione Politica, torna all’attacco dell’amministrazione comunale di Chieti e punta il dito contro quella che definisce una politica incapace di dare risposte concrete alle famiglie.
Il terreno dello scontro sono le tariffe degli asili nido: 460 euro al mese per il tempo pieno e 360 euro per il tempo parziale, con pannolini e latte esclusi dalla retta. Numeri che, secondo Pompilio, fanno di Chieti una delle città abruzzesi più care sul fronte dei servizi per la prima infanzia.
«Dopo essere stata fanalino di coda nella ripartenza del servizio di refezione scolastica – attacca Pompilio – Chieti è in Abruzzo la città che ha le rette più alte per gli asili nido».
L’ex consigliera mette così nel mirino una delle questioni più sensibili per le famiglie: il costo dei servizi comunali. Per un nucleo familiare con uno stipendio medio, osserva Pompilio, una retta di questo livello può diventare difficilmente sostenibile, soprattutto quando al bilancio familiare si sommano mutuo, bollette e spese quotidiane.
Ma per l’ex consigliera il problema non è soltanto economico. È soprattutto politico. La domanda che rivolge all’amministrazione è diretta: «Perché una giovane coppia dovrebbe scegliere Chieti?».
Una domanda che Pompilio collega al progressivo calo demografico della città. Se Chieti vuole trattenere le giovani famiglie e incentivare la natalità, sostiene, dovrebbe mettere al centro politiche capaci di rendere concretamente sostenibile la vita familiare. E invece, secondo la sua lettura, accade l’opposto: servizi essenziali che diventano sempre più costosi e risorse che non sarebbero sufficienti a garantire un adeguato sostegno alle famiglie.
Nel mirino finisce anche la scelta di affidare il servizio in concessione. Pompilio parla apertamente di «privatizzazione del servizio pubblico» e contesta la conseguenza sui costi a carico degli utenti, definendo l’aumento delle rette «assolutamente prevedibile».
Il punto politico, secondo l’ex consigliera, è dunque la distanza tra gli annunci di cambiamento e ciò che concretamente viene chiesto alle famiglie teatine. «Poche somme stanziate a bilancio per un servizio basilare per le famiglie», denuncia Pompilio, che accusa l’amministrazione di non aver prospettato soluzioni alternative.
E alla fine arriva l’affondo: «Tariffe invariate rispetto agli scorsi anni e, quindi, dove sta il cambiamento?»
Una domanda che sintetizza la critica politica dell’ex consigliera: secondo Pompilio, dietro la promessa di una nuova gestione dei servizi non ci sarebbe stato quel cambio di passo atteso dalle famiglie, ma la conferma di costi elevati e di una politica che, a suo giudizio, non starebbe affrontando il problema del sostegno alla genitorialità.
Il caso degli asili nido riporta così al centro del confronto politico cittadino una questione più ampia: quanto una città sia realmente in grado di sostenere le famiglie che scelgono di viverci, lavorare e crescere i propri figli.
