By Melody Di Paolo
Hauri&Hauri. La nota particolarmente brillante e innovatrice, che impreziosisce ogni anno la stagione concertistica del Teatro Marrucino, ha questa volta un solo nome ed una sola anima, si potrebbe dire, anche se il padre e il figlio, violoncellisti e concertisti rinomati a livello internazionale, si distinguono, non tanto per il comune genio, quanto per il tocco personale e autentico che domenica sera ha suscitato gli applausi entusiasti del fedele pubblico del teatro teatino.
Il concerto inizia con un tocco identitario e personale, con l’esecuzione delle Variazioni su tema svizzero op. 22 n. 3 di Kummer, una delle poche pagine svizzere dal tono pastorale che rendono subito l’idea dell’anima dei due musicisti: sicuro e sereno, il padre Claude si alterna al figlio con un tono violoncellistico melodico ma più sentimentale e caldo di Milo, a sua volta più impetuoso e dal gusto moderno e sperimentale. Ed infatti è suo il capolavoro di creatività che prende il nome di Spiegel im Tod, lo specchio della morte: giochi ed esercizi di natura tecnica (utilizzando in modo consapevole armonici e pizzicati realizzati con le diverse parti dell’arco, persino con il tallone) scandagliano il mondo introspettivo dell’autore, evocano immagini, ricercano timbri, affrontano l’idea di un soprannaturale tra il buio e la luminosità, che partendo dal tema della morte creano un’esplosione di note ed una forte tensione musicale ed emotiva, suscitando l’applauso del pubblico rapito.
Ma ritratti di anime, persone e culture appaiono anche nei Canti in forma di ritratti appesi a fili sottili” op. 39 di Steinauer, delle quali il compositore riuscì a carpirne l’essenza grazie alle melodie tradizionali della loro terra, riportate nel brano proposto dai due violoncellisti e impreziosito, da parte loro, di tanti piccoli strumenti musicali e naturali (bacchette, fischietti ma anche fischi e soffi) che ne hanno reso iconica l’esecuzione e creato un clima di sorpresa e ammirazione da parte degli spettatori, chiudendo la parte forse più innovativa del concerto.
Il tocco moderno degli artisti ha innervato poi i più grandi classici della storia della musica, dall’arrangiamento su “Ecco ridente in cielo” dal Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini, intenso ma dal carattere allegro e giocoso, alle Variazioni su Là ci darem la mano” dal Don Giovanni di Mozart, composto da J.J. Friedrich Dotzauer, nel quale i due violoncelli alternano il celebre tema riproposto con toni ora più brillanti ora più gravi, e l’iconico Paganini con le sue Variazioni sul tema “Mosé” di Rossini su una corda, dalla genialità prodigiosa e dal trionfo della melodiosità del violoncello, distribuiti a pari merito tra i due musicisti, entrambi esecutori su una sola corda del brano e uniti in un solido affiatamento musicale e spirituale.
Lo Scherzo op. 12 n. 2 di Daniel van Goens, aperto dai toni ampi e intensi di Claudi, le splendide opere di David Popper (Gavotte, Tarantella e Rapsodia ungherese) e la celebre Czardas di Vittorio Monti, impreziositi da un tocco particolarmente sentimentale e coinvolto di Milo Hauri, ed infine i bis richiesti a gran voce dal pubblico entusiasta (la Sonata per due violoncelli in Sol Maggiore di Joan Barriere e la versione de Il cigno con arrangiamento del Preludio di Bach, Suite n. 1) hanno chiuso un concerto nel quale virtuosismo, identità e simbiosi spirituale e musicale hanno fatto dei due violoncelli di Hauri&Hauri una sola, indimenticabile voce.
