Il Prefetto di Chieti, Silvana D’Agostino, ha adottato, lo scorso 23 giugno, un’informazione antimafia nei confronti di una società che si occupa di servizi di portierato e controllo accessi, con sede legale nella zona del vastese.
Il provvedimento prefettizio, adottato all’esito di un’accurata istruttoria condotta dalle Forze di polizia e oggetto di attenta valutazione da parte del Gruppo Interforze Antimafia istituito in Prefettura, ha natura cautelare e preventiva e si basa sulla valorizzazione di elementi diversi ed ulteriori rispetto a quelli che caratterizzano il giudizio penale, dai quali si è desunto, sempre nell’ottica del “più probabile che non” la sussistenza di un rischio di prossimità con la criminalità organizzata
L’interdittiva antimafia, espressione dell’ampia discrezionalità di cui l’Autorità Amministrativa gode quando è chiamata a salvaguardare l’ordine pubblico e tutelare, contestualmente, la libertà di iniziativa economica costituzionalmente garantita, può essere adottata, dunque, anche nel caso in cui non vi sia un rapporto contrattuale tra la società destinataria del provvedimento e l’Amministrazione pubblica, atteso che, anche in ipotesi di attività soggette a mera autorizzazione, come ribadito più volte dal Consiglio di Stato e coerentemente con la ratio della normativa in materia de qua, lo scopo precipuo dell’attività preventiva amministrativa antimafia risiede nell’evitare il rischio di inquinamento dell’economia legale e l’alterazione del funzionamento della libera concorrenza connessa ad un’eventuale permeabilità, del tessuto imprenditoriale locale, alle mire di sodalizi criminali.
La stessa Corte Costituzionale ha sottolineato che la pervasività e la profonda lesività dell’infiltrazione mafiosa nell’economia rendono necessaria una risposta efficace da parte dello Stato che si estenda a tutto campo, e che dunque elidendo in radice la libertà di iniziativa economica privata assicurata dall’art. 41 Cost. sostanzialmente elimini dal circuito dell’economia legale, e non solo da quello dei rapporti con la pubblica amministrazione, i soggetti economici infiltrati dalle associazioni mafiose, che, in quanto tali, quella iniziativa esercitano in contrasto con l’utilità sociale, e in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana.
L’adozione del provvedimento interdittivo e la costante attività di monitoraggio e controllo del territorio provinciale, con un focus su quelle zone che risultino maggiormente attrattive per la criminalità extra-regionale ed una particolare attenzione su quelle attività imprenditoriali che, per la propria natura, possano agevolare un’illecita commistione tra l’iniziativa economica virtuosa ed il tentativo di infiltrazione mafiosa, si inseriscono nel novero delle misure di contrasto alla criminalità organizzata in provincia da parte della Prefettura, aggiungendosi alle recenti iniziative di prevenzione amministrativa antimafia nel settore turistico, alberghiero e della ristorazione.
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