By Melody Di Paolo
Un trio di talento ed eleganza e un programma di grande sensibilità e raffinatezza hanno illuminato il palco del Teatro Marrucino, martedì sera, che ha ospitato l’esibizione di tre musicisti tra i più interessanti del panorama artistico internazionale, richiamando un folto pubblico che sempre più numeroso abbraccia l’ormai rinomata stagione concertistica del teatro teatino. Tra ritorni in grande stile e nuovi ospiti acclamati, la partecipazione continua ad aumentare, come ha sottolineato con soddisfazione il direttore artistico M° Giuliano Mazzoccante, e martedì sera gli appassionati hanno potuto nuovamente godere del talento di Marie Sophie Hauzel, la straordinaria ed elegante pianista tedesca che dopo l’indimenticabile concerto a fianco del violinista Daniel Hope ha nuovamente onorato il palco teatino esibendosi, nell’ambito del celebre Trio Vogler, insieme al violinista Marc Bouchkov e al violoncellista Jan Vogler.
Il violinista Bouchvok ha dimostrato una personalità musicale decisamente profonda ed appassionata, riuscendo a tenere testa al piglio deciso e quasi dominante della bionda pianista, con la quale ha condiviso numerosi momenti di particolare intesa, sempre in perfetto equilibrio con il violoncellista Vogler, quasi imperturbabile ma dal suono caldo e potente e dagli intensi slanci emotivi. Il virtuosismo e l’ardore interpretativo degli archi hanno pervaso il Trio élégiaque n. 1 in G minor di Sergei Rachmaninoff, in un connubio di lirismo e nostalgia, smorzato tuttavia da un tono quasi sognante che nonostante il finale più cupo hanno donato luminosità al brano, e la buona affinità dei tre artisti ne ha restituito la giusta partecipazione e intensità non solo sonora ma anche visiva, senza rinunciare all’eleganza innata del trio.
Il concerto è proseguito con una nuova composizione di Alexey Shor, il Piano Trio n. 2 (Allegro agitato, Andante, Allegro), maestoso e malinconico ma al tempo stesso attraversato da aperture dolci e luminose. Il dialogo appassionato tra il violino e il violoncello si è fatto progressivamente più fitto, sostenuto dalla guida ferma e sicura e dal fraseggio preciso della Hauzel che, pur mantenendo un ruolo meno immediatamente distinguibile all’ascolto, ha sostenuto egregiamente gli slanci brillanti e virtuosistici dei due artisti senza passare mai in secondo piano.
Il pianoforte ha mantenuto le redini musicali anche nel Trio per pianoforte n. 1 in re minore op. 49 (Molto allegro e agitato, Andante con moto tranquillo, Scherzo. Leggero e vivace, Finale. Allegro assai appassionato) di Felix Mendelssohn-Bartholdy, che nel suo calmo equilibrio alterna lirismo ed estrosità dando vita ad un trionfo di colori musicali. Si è rinnovata così l’intesa tra Bouchkov e Vogler, in un confronto armonioso tra la ricchezza espressiva e le sfumature virtuosistiche del violoncellista e gli accenti vivaci e impetuosi del violinista, con il contributo prezioso del pianoforte, che da guida indiscussa del trio ha impreziosito la scrittura musicale con raffinate e brillanti suggestioni romantiche ben valorizzate dal piglio elegante ma energico ed autorevole della Hauzel.
L’Andante con moto tranquillo del Trio per pianoforte di Mendelssohn-Bartholdy è tornato a risuonare come encore a conclusione di un concerto in cui eleganza, sensibilità interpretativa e affinità artistica hanno ancora una volta dominato il teatro teatino e condotto gli spettatori in una dimensione musicale di profonda raffinatezza ed emotività, suscitando l’entusiasmo finale del pubblico.
