Difendere il reddito delle imprese agricole e ottenere interventi concreti per garantire il futuro del settore. È questo l’obiettivo della mobilitazione di CIA-Agricoltori Italiani, che il 21 ottobre ha portato anche una delegazione abruzzese a Montecitorio per la manifestazione nazionale “I conti non tornano”.
Il presidente di CIA Abruzzo, Nicola Sichetti, annuncia che la protesta proseguirà anche a livello regionale, chiedendo alla Regione interventi strutturali per affrontare le difficoltà delle aziende, alle prese con costi elevati, prezzi di vendita insufficienti e crescenti rischi climatici.
Le criticità interessano diversi comparti, dalla viticoltura all’olivicoltura, fino alla cerealicoltura e alla zootecnia, con conseguenze particolarmente rilevanti per le aree interne.
«Se il prezzo riconosciuto a chi produce non copre le spese e non lascia un reddito dignitoso, viene meno la possibilità stessa di mantenere aperta un’azienda», sottolinea Sichetti, evidenziando la necessità di garantire agli agricoltori risorse e prospettive per continuare a investire, innovare e creare occupazione.
Nel mirino dell’organizzazione anche le risorse previste per la Politica agricola comune dopo il 2027. CIA chiede un’Europa capace di assicurare finanziamenti adeguati, strumenti efficaci per la gestione delle crisi e condizioni di concorrenza più eque.
Sul fronte regionale, l’appello è rivolto a superare interventi occasionali e misure insufficienti. «Non servono contentini per spegnere le proteste: servono condizioni che consentano alle aziende di continuare a produrre», afferma il presidente, chiedendo criteri trasparenti e opportunità accessibili a tutti gli agricoltori.
Per CIA Abruzzo, la crisi del comparto non riguarda soltanto le singole imprese, ma coinvolge l’intero territorio, dal lavoro alla produzione alimentare, fino alla salvaguardia del paesaggio e delle comunità rurali.
L’associazione conferma la disponibilità al confronto con le istituzioni, chiedendo però impegni verificabili e risultati concreti. «Senza reddito le aziende chiudono. E quando l’agricoltura arretra, perde tutto l’Abruzzo», conclude Sichetti.
