Sul dissesto che interessa la zona di Santa Maria, nell’area del Dipartimento di Scienze dell’Università «Gabriele d’Annunzio», si apre un nuovo fronte di confronto tecnico. Il Comitato Casa Comune, sulla base di una relazione di controdeduzioni redatta dalla geologa Assunta Perenich nel luglio 2026, contesta alcune conclusioni contenute nel cosiddetto «Report 2» di monitoraggio geotecnico, firmato dall’ingegnere Sciarra e dal geologo Mangifesta, e chiede ulteriori verifiche prima dell’adozione di provvedimenti di sgombero.
Al centro della contestazione c’è l’interpretazione dei dati raccolti attraverso la strumentazione di monitoraggio. Secondo l’analisi presentata dal Comitato, il rapporto evidenzierebbe carenze nella documentazione tecnica, tra cui l’assenza delle stratigrafie dei sondaggi, dei modelli geologico-geotecnici, delle sezioni di riferimento e dei dati meteorologici necessari per valutare correttamente le misurazioni. La relazione segnala inoltre la mancanza di soglie di allarme esplicite, di criteri di accuratezza e dei dati relativi a cinque riflettori satellitari attivi dall’aprile 2026.
La relazione della geologa Perenich mette in discussione soprattutto l’interpretazione delle misurazioni effettuate con tiltmetri e fessurimetri. Secondo il Comitato, le variazioni registrate, dell’ordine dei centesimi di millimetro, potrebbero essere riconducibili al rumore strumentale o alle oscillazioni termiche giornaliere e stagionali, anziché indicare un’evoluzione significativa delle lesioni presenti negli edifici.
Anche le misurazioni inclinometriche vengono ritenute meritevoli di ulteriori approfondimenti. Le controdeduzioni segnalano possibili errori sistematici non corretti e l’assenza di alcuni controlli, tra cui quelli sui dati di checksum e sulla torsione dei tubi. L’unico elemento indicato come possibile segnale di movimento profondo, rilevato nell’inclinometro I3 a circa 37 metri di profondità, sarebbe isolato e di entità contenuta: circa 1,3-1,4 centimetri all’anno. Secondo la relazione, il dato potrebbe dipendere anche da anomalie locali dello strumento e richiederebbe pertanto ulteriori verifiche.
Un altro punto riguarda il piezometro Pz-4, nel quale ad aprile sarebbe stato registrato un innalzamento del livello idrico. La relazione attribuisce la variazione alla possibile presenza di infiltrazioni locali, perdite delle reti idriche o immissioni artificiali, escludendo che il dato, da solo, possa dimostrare l’esistenza di una falda continua in equilibrio.
Si tratta di interpretazioni tecniche formulate nelle controdeduzioni del Comitato, che richiedono un confronto con la documentazione completa del monitoraggio e con le valutazioni degli altri soggetti coinvolti.
Le osservazioni riguardano anche due edifici dell’area interessata, i condomini «Bel View» e «Panoramico».
Per il Bel View, secondo quanto riportato nella relazione, il tiltmetro T08 non avrebbe evidenziato variazioni significative, mentre le oscillazioni del sensore T11 sarebbero compatibili con effetti termici. Il Comitato lamenta inoltre che non sarebbero stati adeguatamente considerati i dati degli inclinometri installati sulla paratia di pali esistente, che negli ultimi tre anni, stando alle controdeduzioni, non avrebbero registrato movimenti profondi.
Per il condominio Panoramico, invece, il quadro delle fessurazioni viene ricondotto dal Comitato a possibili cedimenti differenziali delle fondazioni, associati a perdite delle reti idriche, piuttosto che a un dissesto generalizzato del versante.
La distinzione è rilevante perché, secondo la posizione espressa dal Comitato, la presenza di lesioni negli edifici non dimostrerebbe automaticamente un movimento franoso esteso: sarebbe necessario individuare le cause specifiche dei danni e verificare le condizioni di sicurezza di ciascun fabbricato.
È sulla possibile adozione di ordinanze di sgombero che si concentra la presa di posizione di Casa Comune. Il Comitato ritiene che eventuali provvedimenti di allontanamento dei residenti debbano essere fondati su valutazioni puntuali del rischio e della vulnerabilità dei singoli edifici, nonché su un quadro tecnico completo e aggiornato.
Per questo chiede all’Amministrazione comunale e agli enti competenti di integrare la documentazione disponibile attraverso un rilievo strutturale delle fessurazioni, verifiche di agibilità affidate a un ingegnere strutturista e l’acquisizione dei dati strumentali mancanti, comprese le necessarie correzioni per gli effetti della temperatura.
Nelle controdeduzioni, il Comitato definisce gli eventuali sgomberi «prematuri» e contesta la sufficienza dell’istruttoria tecnica a sostegno di tali misure. La valutazione circa la legittimità di eventuali ordinanze resta tuttavia distinta dalle contestazioni tecniche e dipende dagli atti amministrativi, dagli accertamenti disponibili e dalle norme applicabili.
La richiesta, in sostanza, è quella di completare le verifiche prima di assumere decisioni che incidano direttamente sulla permanenza dei cittadini nelle proprie abitazioni.
La posizione di Casa Comune non mette formalmente in discussione la necessità del monitoraggio, ma contesta il modo in cui, secondo la relazione presentata, alcuni dati sarebbero stati interpretati e utilizzati per delineare il livello di rischio dell’area.
Il Comitato richiama quindi l’esigenza di distinguere tra il controllo dell’evoluzione del versante e la valutazione della sicurezza dei singoli edifici, due aspetti collegati ma non sovrapponibili.
La vicenda resta aperta al confronto tra le diverse valutazioni tecniche. Per una ricostruzione completa sarà importante esaminare il contenuto integrale del Report 2, le controdeduzioni della geologa Perenich e gli eventuali ulteriori accertamenti disposti dagli enti competenti.
La richiesta conclusiva del Comitato è di procedere sulla base di dati verificabili e di valutazioni strutturali specifiche, con l’obiettivo dichiarato di conciliare la sicurezza pubblica con la tutela delle abitazioni e dei diritti dei residenti di Santa Maria.
