Chi fu Sebastiano dall’Aquila


Il mese di ottobre torna con la sezione del “Chi Fu” rubrica della rubrica che informa sulla biografia di personaggi storici illustro che hanno segnato la storia della Medicina. Come ben sappiamo la rubrica STRONARIEDUCA è composta da altre due sezioni da me sempre ideate, appunto il “Chi fu” e il “GloSStronario” incentrato sulla conoscenza dei termini scientifici.

Nel primo mese autunnale cerchiamo di conoscere da più vicino la figura di un nostro conterraneo abruzzese, tal Sebastiano Foroli (1440 – 1510), conosciuto come Sebastianus Aquilanus poiché nativo e proveniente dal capoluogo abruzzese. Tuttavia la precisione va fatta: l’Abruzzo del cinquecento non aveva un capoluogo solo poiché era diviso in due grandi giustizierati del viceregno di Napoli conosciuti come Abruzzo Citeriore con capoluogo Chieti e Abruzzo Ulteriore con capoluogo L’Aquila.
Questo medico e umanista (seguace della corrente dell’Umanesimo, movimento culturale nato sotto la mente e la penna di Petrarca e Boccaccio, il quale si basa sulla letteratura classica greco-latina) nasce a L’Aquila durante l’epoca d’oro della città, grazie al foriero commercio di lana con le grandi città italiane come Firenze e Genova e con il nord Europa, quali Germania, Francia e Paesi Bassi. Inoltre possedeva già una zecca propria sin dal 1382. E non solo, L’Aquila dal tardo Quattrocento vantava la presenza in città di Adam Burkardt, allievo dell’esimio industriale Johannes Gutenberg (genio tedesco della stampa moderna, colui che inventò i caratteri mobili e la tipografia come la conosciamo oggi) pertanto la rilegatura, la stampa e la pubblicazione era garantita, dando vita a larga diffusione di opere con partenza proprio dalla città abruzzese.

Di questo pregiato medico però abbiamo poche notizie bio-bibliografiche; recandomi presso la biblioteca di Chieti sono riuscito a reperire davvero poche informazioni, idem sul web.
Personaggio illustre proveniente dalla nostra regione, dunque vicino a noi, sappiamo che ha studiato Medicina all’Università di Mantova dove ebbe rapporti con la famiglia reale dei Gonzaga con Ludovico II, dunque probabile archiatra del sovrano. Essendo un medico e filosofo umanista seguiva il mondo classico, la Medicina ippocratico-galenica e sostenitore del neoplatonismo, fervente cristiano.
Dopo aver insegnato un periodo a Pavia si trasferì a Ferrara ove insegnò materia medica e filosofia. È questo un momento d’oro per Sebastiano poiché diede luce al suo trattato più famoso il “de morbo gallico” finito di scrivere nel 1497 e pubblicato poi nel 1509, opera incentrata sulla piaga della Sifilide o mal franzese (o morbo gallico, poiché proveniente proprio dalla Francia). Un successivo trattato, un po’ meno celebre, è “febre sanguinea” con il quale descrisse una rapida epidemia di contagio febbrile diffusasi in Europa.

Tuttavia Sebastiano l’Aquilano oltre esser stato un valido e riconosciuto medico e insegnante entrato negli annali della storia della Medicina, è ricordato soprattutto perché partecipò alla cosiddetta “disputa di Ferrara” un dibattito-convegno tenutosi nel 1497 proprio nella città estense, presso la corte omonima, nel castello della famiglia reale, un dibattito medico scientifico e letterato voluto fortemente da Ercole I d’Este. Vi è da dire che il Foroli, dopo un quinquennio a Pavia come insegnante, fece rientro a Ferrara proprio per volontà della corte (era ben voluto pertanto gli Estensi lo volevano a corte come medico personale) e strinse rapporti con lo stesso Ercole I.

Nell’aprile del 1497 si interposero a dibattito Sebastiano dall’Aquila con un altro medico di stampo umanista, tal Leoniceno nome d’arte di Niccolò di Lonigo, esimio medico umanista e, a maggior ragione per questo caso, ellenista, pertanto non seguace di Avicenna e della corrente islamico-araba (rimando ad alcune mie pubblicazioni per comprendere le correnti e le scuole mediche che hanno generato storia della Medicina).
Il Leoniceno è stato uno studioso delle malattie veneree e in particolare della sifilide, amico di personaggi illustri come Ludovico Ariosto (che lo citerà anche nel suo celebre Orlando Furioso), Poliziano ed ebbe come discepoli Pietro Bembo e addirittura un giovane Paracelso.
La disputa avvenuta nel salone del castello estense contrapponeva non solo due grandi personaggi medico-letterati come l’Aquilano e il Lonigo (vi erano presenti anche Aldo Manuzio, Natale Montesauro e Antonio Scanaroli), bensì due correnti filosofiche e letterarie, non solo la mera ars Medica ma anche il ragionamento e l’elucubrazione filosofica dietro la scienza medica.
Qui a confronto vi erano due pensatori e umanisti del settore, i quali cercavano di chiarire l’oscurità di tale mal franzese; ovviamente vi era la scuola del pensiero ellenista-ippocratico che cercava una spiegazione anatomo-patologica, come diciamo oggi, e la scuola del pensiero demagogico ed empirica, conferendo l’eziologia (la causa, dunque la colpa) ai demoni, alle punizioni divine e alle stregonerie.

Datosi l’epidemia di sifilide che interessò Ferrara (e tante altre città italiane ed europee) Ercole I indisse tale dibattito, proprio per dare luce a tale questione medica. Leoniceno puntava il dito al problema climatico-ambientale, causa delle inondazioni e di ciò che circolava in aria; l’Aquilano, come descrisse nel suo “de morbo gallico”, riconduceva tale malattia batterica (il batterio responsabile della sifilide è il treponema pallidum) all’elefantiasi, già nota nel mondo greco e ampiamente descritta da Galeno di Pergamo.
Il medico Corradino Gilino, invece, faceva risiedere il problema ad una punizione divina, ancestrale, insomma a demoni supremi (approccio non ellenico/classico). Tuttavia anche il Leoniceno non attribuiva il problema alla trasmissione sessuale (casus primario).
La disputa di Ferrara, evento storico della Medicina ma anche della letteratura umanistica e filosofica, ci fa comprendere come le visioni degli scienziati sono state e saranno sempre in antitesi, proprio per la complessità e l’imprevedibilità della scienza medica.

Il nostro orgoglio è che un medico abruzzese prese parte ad un dibattito filosofico e medico per cercare di portare comprensione ad una delle malattie batteriche più gravi di sempre.

Al prossimo articolo, ricco di aneddoti storici, scientifici e spesso..empirici ed esoterici.

DR MARCO STRONA

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